Durante la manifestazione “No Expo” del 30 aprile scorso hanno fatto il giro del web le immagini di lei che, dopo aver appeso sul balconcino del suo studio un Tricolore, veniva per il suo gesto preso di mira dai lanci di uova e dagli insulti degli antagonisti. Cosa l’ha spinta a questo gesto?
“Vedendo l’atteggiamento distruttivo dei manifestanti mi sono sentito in dovere di dimostrare che qualcuno non era d’accordo con quel modo di manifestare. Dapprima li ritenevo ragazzini, solo dopo mi sono accorto che tra loro c’erano anche molti adulti, ma il mio è stato un gesto istintivo, non certo frutto di un grosso ragionamento, tanto è vero che sono rimasto sul balcone e, solo vedendo quanto accaduto il giorno dopo, mi sono reso conto del pericolo che ho corso. Forse ho fatto anche la figura del Don Chisciotte (protagonista dell’opera di Miguel de Cervantes “Don Chisciotte della Mancia” pubblicata nel 1605, ndr) però non mi importa, restando ho potuto constatare la pochezza di quella gente e anche la preoccupante capacità delinquenziale di alcuni di essi.”
Crede che quei gesti (ingiustificabili) siano più gravi se fatti da adulti piuttosto che da ragazzi?
“I ragazzi hanno spesso la “sindrome del gruppo”, della mandria, seguono l’eccitazione del momento per il piacere e il gusto di essere in tanti, probabilmente poi non sanno neppure di che cosa stiano parlando. Quello che mi fa male è vedere sostanzialmente questi giovani strumentalizzati da gente più grande che ha, come solo interesse, quello di avere nella massa di un corteo la propria forza. Se i violenti fossero stati soli non avrebbero certamente avuto il coraggio di commettere quelle azioni.”
Le foto e i video del suo gesto sono le classiche immagini che storicamente caratterizzano determinati avvenimenti. In un contesto così negativo resterà il fatto che qualcuno ha preso le distanze , in maniera simbolica ma comunque efficace almeno sul piano simbolico.
“Io ho preso le distanze anche perché l’andazzo moderno è quello di continuare a subire giustificando sempre tutto, dalla maleducazione alla delinquenza, e così facendo nessuno si assume più le proprie responsabilità. Poi devo dire che in quei momenti mi sono ricordato dei miei amici Alpini; quasi cent’anni fa nel 1919, anno in cui a Milano venne fondata l’Associazione Nazionale Alpini, vi furono manifestazioni violente e scioperi, la situazione era talmente grave che il prefetto di Milano diede l’ordine di togliere tutti i tricolori dalle finestre e dai palazzi delle Istituzioni. L’unica bandiera che rimase esposta fu quella della neocostituita sede degli Alpini.”
Cosa significa per lei essere un alpino?
“Essere un alpino significa essere dalla parte della legalità e guardi che la legalità non vuol dire ubbidire e basta. Legalità significa rispettare le regole del gioco. Quando io ho fatto il militare ho imparato ad essere punito anche quando ritenevo di avere ragione, ho imparato a dire “signor sì” anche quando avrei voluto dire “signor no”. Ho imparato a rispettare i ruoli e le regole. Io faccio il notaio e anche in questo ruolo a volte faccio fatica a far rispettare la legge; lei sapesse che fatica facciamo a far capire alla gente che bisogna pagare le tasse, che tante volte sono tasse davvero ingiuste, ma che vanno comunque pagate. Noi tocchiamo le situazioni di vita reale e comprendiamo quanto in questo momento le cose siano difficili ma, ciononostante, insistiamo sempre e comunque nella legalità. Questo fanno gli Alpini, cercano di dare l’esempio, niente è più importante.
Tra l’altro le persone che riscontrano queste difficoltà di cui lei ha parlato, che sono molte, certamente non vanno in giro a tirare le uova, se le uova le hanno probabilmente le mangiano.
“Non c’è dubbio che le persone che fanno sacrifici siano quelle oneste e per bene.”
Ha parlato dell’importanza di essere d’esempio ma chi è stato per lei un esempio?
“Prima di tutto i miei genitori, io ho il grande orgoglio di avere avuto dei genitori che mi hanno sempre dato un grandissimo esempio con i fatti più che con le parole. Mi hanno insegnato a discutere ma sempre con rispetto e mi hanno fatto fare anche molti sacrifici, a volte contro la mia volontà, sapendo che era l’educazione giusta… in fondo è l’educazione che manca oggi.”
Se lei dovesse dare un consiglio ad un ragazzo sul modo “giusto” di vivere cosa gli direbbe?
“Gli direi che la vita è prima di tutto sacrificio e non felicità o allegria. Quando ci si sacrifica poi si incomincia ad essere allegri e solo dopo si passa alla vera gioia di vivere che è un’allegria consapevole. In questo momento storico è tutto più veloce e anche le rivendicazioni sono più veloci, se così si può dire, rispetto al passato, ma purtroppo oggi soprattutto i giovani sono convinti che tutto sia un diritto: studiare, lavorare, fare le vacanze, avere il telefonino ecc… Quando innanzitutto bisognerebbe partire dai doveri sui quali si fonda la nostra società.
Oltre al rispetto delle leggi sarebbe davvero utile far si che ogni ragazzo dedicasse un periodo della propria esistenza a favore della comunità; secondo gli Alpini il servizio militare dovrebbe essere obbligatorio e, proprio a voler essere buoni, si potrebbe dare la possibilità di scelta tra una leva ad indirizzo civile o una militare. E’ un fatto molto serio, in fondo la leva è stata abolita perché non era più una cosa seria, utile e formativa, salvo naturalmente che per alcuni corpi d’eccellenza. Il fatto di dedicare un periodo della propria vita al servizio dello Stato sarebbe un momento davvero importante ed educativo.”
Ma lei si aspettava tutto il clamore mediatico scaturito dal suo gesto?
“Non avrei mai immaginato che un gesto così ovvio potesse richiamare, mediaticamente parlando, tanta attenzione.”
La Bandiera imbrattata che fine ha fatto?
“Sempre qui con me, ma purtroppo è stata lavata subito dai miei collaboratori anche se qualche residuo di imbrattamento è rimasto, e ben mi guardo dal toglierlo. A parte il fatto che poi qui davanti a me ho un bellissimo Tricolore che mi assiste da quando son diventato notaio.”
Il Tricolore cosa rappresenta per lei?
“Il dovere. Ribadisco un concetto in cui credo: il mio dovere è quello di essere d’esempio e di far rispettare la legge, ma non farla rispettare perché comando, ma far capire la legge che è la cosa più importante che ci possa essere. Sia chiaro, anche far capire quando una legge è sbagliata, ma sempre con il dialogo e nelle sedi opportune. Nulla è più importante della legalità e mi lasci dire che questo atteggiamento alla fine paga.”






21 Mag 2015
Posted by Il Mostardino 












