Vorrei fare un piccolo incipit.
E’ bello raccontare, attraverso il mezzo giornalistico, di persone che con il proprio lavoro lastricano il futuro per sè e per altri. Vorrei riportare, anche grazie al Mostardino, il giornalismo al suo stato originario: il racconto di storie vere, di fatti accaduti, di persone che costruiscono qualcosa di interessante. Troppo spesso, negli ultimi anni, si è persa la bussola, e sempre più professionisti finiscono per pubblicare sulla carta stampata storie senza fonti. Vorrei, col mio lavoro e con il lavoro del nostro gruppo, pubblicare sempre più storie vere, di persone vere, attori di fatti realmente accaduti e giornalisticamente rilevanti.
Sono andato ad intervistare Simone Piloni, direttore di Radio Libera Tutti, web radio della provincia romana, che ha compiuto sei anni da poco tempo e che dimostra quanto si possa raggiungere con spirito di sacrificio, determinazione e fame, tanta fame di vittorie per sè e per il gruppo di cui si fa parte.
Ciao Simone, raccontaci cos’è Radio Libera Tutti.
Simone: Radio Libera Tutti nasce nel 2009 per idea di una ventina
di ragazzi che si conoscevano fin dai tempi della scuola, uno di questi ragazzi amava la radio e gli ideali di libertà di cui è carica; inizialmente, eravamo ristretti in un piccolissimo spazio di 30 mq e negli ultimi tempi si è reso necessario un trasloco: ci siamo trasferiti ad Ariccia in una struttura commerciale di 160 mq.
Questo trasferimento ci ha dato tantissime possibilità in più: ora abbiamo la possibilità di creare eventi musicali live all’interno della nostra sede, di implementare la nostra strumentazione e di allargare e migliorare il nostro studio per le dirette, oltre a migliorare la nostra vita associativa con l’apertura di un piccolo bar all’interno dei locali della radio e di una piccola sala studio per gli studenti.
Quante persone lavorano in Radio Libera Tutti?
Simone: All’interno dell’associazione girano una novantina di persone, di cui sessantacinque speaker che riescono a coprire, in una programmazione che occupa 24 ore al giorno, circa 10 ore tutti i giorni. Come in ogni organizzazione c’è chi ci lavora giornalmente e chi si occupa solo del proprio programma, ma questo è dovuto anche al fatto che ognuno di noi fuori dalla radio si occupa di altro (lavoro, attività giornalistica, università…).
Quali sono i vostri obiettivi? Dove volete arrivare?
Simone: la nostra principale aspettativa è di aumentare gli ascolti in live, ed allargare territorialmente la nostra audience: già oggi abbiamo ascoltatori da qualsiasi parte di Europa (Germania, Svizzera, Russia…) ma sono ascolti rarefatti e non fissi. L’altro nostro obiettivo sarebbe quello di produrre contenuti vendibili; una mia idea, credo condivisa anche da altri qui dentro RLT, sarebbe di diventare una sorta di industria culturale, produttrice di materiale inedito vendibile a società esterne, per creare qualità e introiti utili all’associazione e al nostro personale.
C’è da dire che questa radio è diventata perfino più grande di quanto pensassimo potesse diventare all’inizio, e ha dato possibilità a molti di noi di pensare mestieri che fuori di qua non avremmo mai pensato di poter fare: di qui sono passati tanti collaboratori che adesso sono diventati giornalisti, alcuni lavorano anche in radio più grandi e per testate più grandi. E’ la dimostrazione che questo non è più un giocattolo: quando ti chiamano ad incontri, convegni e nelle scuole per spiegare il lavoro che fai, significa che hai fatto qualcosa che ha molto valore.
Ma non ci facciamo prendere dall’ansia, dato che veniamo tutti dal basso, sappiamo le nostre origini e sappiamo di avere costruito qualcosa di solido.
Credo anche che il punto dove siamo arrivati con RLT non sia un punto di arrivo: in realtà, penso che non si sia mai arrivati. Il nostro mondo, quello dei media, e il mondo di internet, cambia continuamente, e rispetto a dieci anni fa ad esempio non si ha più la sicurezza di quale sia la tua audience, non sai mai di preciso chi ti ascolta.
Come vi sostenete economicamente?
Simone: con una piccolissima quota di autofinanziamento, ogni trasmissione e ogni speaker versa una quota per sostenere RLT: questa quantità di denaro permette già di per sè di coprire la maggior parte delle spese grazie alla quantità di trasmissioni e di persone che ci lavorano.
Altre entrate arrivano dagli eventi che organizziamo, come serate o presentazioni, che ci hanno permesso di avere entrate che sono andate a foraggiare il nostro “salvadanaio”. Inoltre abbiamo vinto due bandi per la promozione di artisti emergenti, con quote che ci hanno permesso tra le altre cose di ingrandire lo studio per le dirette. In più, in questi giorni amplieremo gli spazi pubblicitari sul nostro sito, che ci permetterà con le tante visualizzazioni che totalizziamo di aumentare le entrate e coprire i costi con più tranquillità.
Secondo te, quali sono le prospettive delle web radio in Italia?
Simone: In italia sicuramente il discorso è più difficile rispetto all’estero, innanzitutto per una questione geografica: in Italia la popolazione è concentrata nelle periferie e nei paesi, e per le web radio è più difficile raggiungere queste utenze rispetto ai media tradizionali come la TV che ha già una copertura nazionale.
Questi sono i problemi del digital divide: le zone più periferiche, anche appena fuori dalle città principali, sono sprovviste addirittura delle connessioni adsl; questo è un sicuro impedimento per una web radio. Una soluzione a questo potrebbe essere la cessione di un certo numero di frequenze del sistema televisivo per l’estensione della copertura di internet sul territorio nazionale, ma questa è una questione di cui la politica per qualche motivo si è disinteressata.
In alcuni Stati europei lo switch-off delle trasmissioni radiofoniche analogiche è già iniziato (come in Norvegia, n.d.a.), nel futuro ci sarà questa “radio digitale” ma non è ancora chiaro di cosa si tratterà di preciso. La web radio è il futuro della radiofonia, lo è già fuori dall’Italia: qui da noi dovremo aspettare un po’ di più rispetto all’estero, è come se avessimo una sorte di “motore diesel”, ma per quanto riguarda i media di massa siamo sempre stati capifila a livello internazionale.






21 Mag 2015
Posted by Ruben Giovannoni 












